The Midnight Gospel: podcast lisergici dall’abisso

The Midnight Gospel: podcast lisergici dall’abisso

Cos’è The Midnight Gospel? Uno schiaffo olografico alla ricerca di una spiritualità che sembra sfuggire tra le dita dell’uomo moderno, perso nell’overdose di informazioni che lo sovrastano nella ricerca di un freno all’alienazione. È la ricerca di una religione al neon da ordinare su un portale e-commerce. The Midnight Gospel è il podcast sotto acidi di un esploratore di mondi virtuali, in cui il dolore è colorato e i il tappeto sonoro fatto di elettronica accompagna i discorsi portati avanti dal protagonista e dai suoi virgiliani comprimari nel corso degli 8 episodi che ridefiniscono il weird animato, mettendo tutto ciò che è estraneo e fuori posto, esattamente dove deve stare.

Gli otto episodi di The Midnight Gospel, serie di animazione per adulti debuttata su Netflix il 20 aprile 2020, sono un lavoro di integrazione, dal momento che l’ultima creatura di Pendelton Ward (Adventure Time), interseca le bizzarre esplorazioni di Clancy Gilroy, giovane fannullone, con i veri podcast registrati da Duncan Trussel nel The Duncan Trussel Family Hour, show che il comico statunitense tiene regolarmente.  Clancy Gilroy è un giovane che vive rotolando tra una sdraio fuori dal suo camper e la sua postazione pc, e che approfittando di una somma di denaro presa in prestito dalla sorella, si è trasferito in una dimensione chiamata “il Nastro” e ha acquistato un simulatore di mondi, nei quali si reca per registrare spacecast, ossia dei podcast spaziali nella forma di interviste ad alcuni personaggi che popolano questi mondi alternativi, nella speranza di ripagare attraverso la loro pubblicazione il debito contratto con sua sorella. La trama della serie si potrebbe ridurre a questo, se non fosse che la realtà in cui si articola The Midnight Gospel si gioca su un piano differente.

Proprio come il format di un podcast, ogni episodio ha una struttura che a modo suo si ripete. L’episodio si avvia con la scelta di un mondo da visitare attraverso l’interazione con il simulatore, entità che quasi divinamente guida Clancy nella scelta del prossimo mondo da visitare. L’esplorazione avviene immergendo la testa in un oggetto che ricorda dei genitali femminili, solo uno dei simbolismi più espliciti, in questo caso un courbettiano riferimento all’Origine del mondo, che accompagnano costantemente lo spettatore, sospeso in un doppio legame di significati tra il visivo e il simbolico.

The Midnight Gospel è una traboccante estasi sonora, visiva e spirituale. Il sovraccarico sensoriale di ogni episodio genera nello spettatore un’onda di ritorno che restituisce a livello emotivo e spirituale qualcosa di più della somma di ciò che si è visto.

È allo spettatore che è rimandato il compito di integrare il visivo con il contenuto, profondo, inaspettato, serio e sincero, delle interviste di Clancy, che affronta temi come la magia, la morte, il blocco creativo, la meditazione, la violenza, la rinascita e altri temi esistenziali con grande serietà. Una serietà e un metodo che entrano costantemente in collisione con la componente visiva surreale in cui si svolgono, generando quasi una dissonanza nello spettatore che trova una sua armonia, tuttavia, se paradossalmente si smette di cercarne una.

È la nostra realtà quella restituita deformata, distorta e aumentata da ogni episodio, piegata e ritorta nell’intreccio costante del familiare e dello sconosciuto. Ogni episodio contiene in sé la calma e la serenità della meditazione, della riflessione, il calore rassicurante di una spiritualità in grado di sciogliere qualsiasi tensione dell’animo e allo stesso tempo la violenza folle di universi che vedono il protagonista emergere vivo quasi per un soffio ad ogni episodio, in cui costantemente la realtà di ogni mondo visitato finisce con il collassare su sé stessa.

Ogni episodio è un tentativo di trovare risposte a domande esistenziali, ricercate con sincera curiosità dal protagonista, nei cui discorsi ritroviamo la nostra quotidianità di umani del ventunesimo secolo, costantemente alla ricerca di un cammino spirituale tra gli scaffali di un supermarket religioso e filosofico, mentre nell’aria echeggia l’invito costante al miglioramento personale, al superamento allucinatorio di sé, alla ricerca di una nuovo nirvana da raggiungere in venti minuti, bevendo acqua e limone e facendo docce fredde, cercando nella vaporwave e nella lo-fi un momento di nostalgica pace per la nostra mente. Il vagabondaggio cosmico di Clancy potrebbe essere letto come una metafora della costante ricerca di novità, di qualcosa da raccontare, di quel collezionare esperienze da riportare indietro ma di cui poi non sappiamo cosa farne, lasciando semplicemente appassire ciò che non sappiamo coltivare e del ricercare soluzioni facili per un bisogno di pace e di comprensione del mondo che non possiamo appagare se non guardando dentro l’abisso e confrontandoci con la realtà più dura, da cui cerchiamo evasione.

The Midnight Gospel fa un sapiente uso del nonsense in salsa weird, intrecciandolo con uno stile visivo morbido e ovattato, tessendo episodi su cui non possiamo che scivolare con la mente senza farci troppe domande, lasciandoci condurre da un linguaggio visivo profondamente simbolico ed esoterico che gioca costantemente in un rapporto di figura-sfondo con la semplicità e la schiettezza con cui i personaggi discorrono in relazione a temi esistenziali, in un continuo mescolamento di serietà e follia.

I primi episodi possono presentarsi come i più ostici, proprio perché ci si trova davanti ad un prodotto d’animazione differente dalla maggior parte delle produzioni contemporanee occidentali, tuttavia il piacere che lo spettatore può trarre dalla visione di The Midnight Gospel è direttamente proporzionale all’abbandonarsi a ciò che avviene momento dopo momento, senza opporre resistenza e lasciando da parte, per una mezz’ora a episodio, la logica e il bisogno di dover trovare subito una risposta a ogni cosa.

The Midnight Gospel è un piccolo gioiello del suo genere, ricco di simbologie e denso di metafore che parlano allo spettatore un linguaggio parallelo a quello dei protagonisti, e ci racconta della ricerca della spiritualità in un mondo complicato, sovraffollato di risposte facili a problemi complessi, di scorciatoie spirituali e di cose meravigliose e fragili di cui non sappiamo prenderci cura.

The Midnight Gospel è un farfugliamento notturno, uno di quei discorsi che nascono quando si è prossimi ad addormentarsi, con la mente che oscilla sinceramente leggera tra la veglia e il sonno, in attesa di un altro risveglio.

Federico Diano

Nato a Roma, classe ’92. Psicologo. Chitarrista. Gamer. Sincero esploratore di qualsiasi cosa trasmetta delle emozioni e sappia raccontare una storia. Convinto sostenitore che il rock and roll sia in grado di morire e risorgere. Divide la sua vita in prima e dopo aver inserito a 15 anni, per sbaglio, un best-off dei Led Zeppelin nello stereo. Entusiasta collaboratore per gli amici di “Liberando Prospero” dal 2018, in particolare per ciò che è legato alla musica e al videogioco, del quale sostiene e difende la piena maturità e dignità artistica

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