Fantasia e Fantasia 2000 – Manifesti Di Un Mondo A Colori

Fantasia e Fantasia 2000 – Manifesti Di Un Mondo A Colori

Nel 1937, con Biancaneve, la Disney ha dato inizio alla sua collana chiamata in seguito “I Classici Disney”.

Questa serie raccoglie i grandi lungometraggi d’animazione Disney e ancora oggi ospita i film attualmente in produzione. Tra tutti i Classici, due tra le pellicole più conosciute e al contempo più sottovalutate dal pubblico per la loro particolarità spiccano Fantasia e Fantasia 2000.

Queste opere, che trasportano in immagini le sensazioni che grandi brani della musica classica suscitano in chi li ascolta, vengono prodotti nel 1940 e nel 1999.

fantasia

In Fantasia, ogni episodio è annunciato da un presentatore, che ne approfitta per introdurre il pubblico al lavoro del team creativo che lo ha realizzato.

Iconico l’episodio con Topolino “L’apprendista stregone”. A partire dal primo brano, dove agli spettatori vengono mostrate una serie di forme geometriche in accordo con i movimenti della musica, per passare poi alla danza di struzzi ippopotami e coccodrilli, alla lotta tra bene e male dell’episodio conclusivo (solo per citare i maggiori), quello che Fantasia fa è legare una delle arti visive per eccellenza, il disegno, e una delle forme artistiche più astratte, la musica classica, a questa nuova forma nascente e visiva di arte, il cinema interamente d’animazione.

Legando ai sentimenti stimolati da un brano di musica le immagini che esso suscita nella mente di chi la ascolta, Fantasia crea, proprio come il suo titolo suggerisce, un nuovo territorio di immagini e storie. Il film nasce per mostrare al pubblico le potenzialità dell’animazione e diventa come un manifesto programmatico per dire al mondo “Questo è quello che possiamo fare, da qui in poi c’è solo la magia”.

E quale modo migliore per legittimarsi, se non quello di legarsi ad un’altra forma di arte (per gli altri lungometraggi si sceglierà la letteratura), completamente agli antipodi del cinema?

Fantasia prende l’astrattezza della musica, le sue sensazioni ed emozioni, e le trasforma, piegandole alla volontà e ai bisogni della diegesi. Crea storie divertenti, con personaggi popolari e diretti (alcuni poi traghettati nei film successivi) e che restano nella memoria del pubblico. Chi non ricorda i simpatici ippopotami, i pesciolini (ritrovati poi in Pinocchio nella figura di Cleo), i centauri (la cui scena al lago sarà d’ispirazione per il bagno delle sirene in Peter Pan)?

Fantasia crea i sogni ma anche gli incubi del pubblico. Carica di terrore la danza dei morti dell’episodio finale, trauma infantile di moltissimi spettatori, salvo poi, alla fine, far trionfare il bene con il ritorno dell’alba.

Fantasia resta tuttora uno dei progetti più ambiziosi del mondo Disney, non sempre apprezzato dal pubblico, soprattutto dai più piccoli, proprio per la sua natura così particolare. Ma proprio per questa sua forma caratteristica rimane uno dei film più interessanti e controversi.

Per il sessantesimo anniversario dal primo Fantasia, nel 1999 la Disney saluta il nuovo Millennio lavorando ad un nuovo capitolo. Quell’anno esce infatti Fantasia 2000, con un look del tutto rinnovato, che lascia intatta l’anima di base.

Fantasia 2000 mantiene l’abbinamento musica-visioni cinematografiche, beneficiando allo stesso tempo del successo che la Disney ha ottenuto in quei sessant’anni. Ogni episodio ha infatti il suo presentatore d’occasione, grandi nomi e collaboratori della Disney come Steve Martin o Angela Lansbury, per citarne alcuni.

Intatto e riproposto fedelmente rimane solo l’episodio di Topolino Apprendista Stregone, posto al centro del film come cuore pulsante di entrambi i progetti. Si tratta tuttavia non solo di una mera riproposizione del più famoso episodio del primo film.

Cosa ruota davvero attorno all’Apprendista Stregone e a questo nuovo progetto che è Fantasia 2000?

Con l’avvento delle nuove tecnologie, soprattutto della CGI, la Disney annuncia il suo ingresso nel nuovo millennio e in questa nuova forma di animazione, legando il sessantesimo anno di Fantasia ad una seconda dichiarazione programmatica.

Proprio come era stato per il primo film, Fantasia 2000 si carica su di sé la dichiarazione della casa di produzione di entrare nelle nuove tecnologie. Si fa portavoce di un secondo manifesto programmatico nella storia della Disney. Con Fantasia 2000, la Disney annuncia che è pronta a fare un passo in più. Il primo episodio mostra immediatamente i progressi fatti. Ne “I Pini Di Roma”, la danza delle balene lega la computer grafica dei cetacei all’animazione tradizionale degli sfondi, in una fusione nuova e bellissima, aprendo le porte ad un nuovo capitolo della storia disneyana. Le balene, il soldatino di stagno, fino allo spirito della Primavera dell’episodio finale.

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Tutto si fonde, creando qualcosa di nuovo. Creando un nuovo film-manifesto, destinato alle nuove generazioni che cresceranno da quel momento in poi, come Fantasia lo era stato per quelle precedenti. Due film che non condividono solo il nome o la natura musical-episodica, ma anche una lettura comune, imprescindibile l’una dall’altra. Una dichiarazione di cosa il cinema d’animazione è in grado di fare, partendo da suggestioni e sensazioni astratte e personali della musica dei grandi compositori. Questa loro particolarità li unisce e allo stesso tempo li isola dal resto del panorama disneyano.

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Due manifesti in due momenti cardine della storia della Disney, due dichiarazioni di legittimazione e programmatiche. Fantasia e Fantasia 2000 raccontano la storia della società che li ha prodotti. Sono i film più ambiziosi e particolari della Disney, e forse proprio per questo sono i film meno popolari, più per estimatori che per il grande pubblico. Ma nonostante tutto, godibili e speciali custodi di un prezioso segreto, visibile solo a chi sa dove guardare.

Sabrina Podda

Sabrina Podda

nata nel ’92, incontra il cinema fin dall’infanzia, che da fedele compagno di crescita diventa motivo di vita e introspezione; laureata in cinema con una tesi sull’evoluzione della stop motion nei film di Tim Burton, aspira a diventare regista di storie non ancora raccontate e di quelle già narrate, offrendone un nuovo punto di vista; collabora con Liberando Prospero per offrire prospettive interpretative alternative sui film altrui e nuovi spunti di riflessione attraverso le proprie realizzazioni; a tal proposito, dà vita alla Firefly Productions, una nuova realtà che farà luce nelle zone buie della ripresa video (cinematografica e non), illuminando prospettive finora mai realizzate.

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