Lucarelli e la sua “Indagine non autorizzata”

Lucarelli e la sua “Indagine non autorizzata”

I tempi del fascismo vissuti attraverso le tinte gialle della penna di Carlo Lucarelli

Non qui, non oggi, non a Riccione“.
Se fosse stata una puntata del suo celebre programma Blu Notte, probabilmente Carlo Lucarelli l’avrebbe iniziata così. Ma stavolta non parleremo di nuovo della sua carriera televisiva, bensì della sua attività letteraria. Prima di essere un abile conduttore, infatti, Lucarelli è sempre stato un grande scrittore. In particolare di romanzi e racconti gialli, i cui protagonisti sono diventati icone della letteratura italiana moderna, come il Commissario De Luca o l’Ispettore Coliandro.

In questo caso, non ci soffermeremo su di loro.

Oggi la nostra attenzione vira su uno dei primissimi romanzi scritti dal giallista bolognese, ovvero Indagine non autorizzata, edito per la prima volta nel 1993 e ristampato per l’ultima volta nel 2017 da Mondadori. Un romanzo intenso, piacevole e scorrevole, che ti colpisce sempre più via via che le pagine scorrono, attraverso le atmosfere che solo Lucarelli sa ricreare a parole.

Un ambiente, tra l’altro, non facile quello in cui agiscono i personaggi del romanzo, per primo il protagonista, l’ispettore Marino, visto che ci troviamo nel 1936 in piena epoca fascista.

Copertina di “Indagine non autorizzata

La storia di Indagine non autorizzata


Gli eventi si svolgono sulla riviera romagnola, durante la calda estate del 1936, sotto la dittatura fascista. Più precisamente ci troviamo sulle spiagge di Riccione, dove una mattina viene ritrovato il cadavere di una prostituta. Si tratta, forse, del prologo di una normale indagine di polizia, ma non è questo il caso. In primis perché nell’Italia fascista non c’era spazio per la cronaca nera, che poteva turbare l’opinione pubblica dei cittadini. Ma soprattutto perché a pochi passi dal corpo si trova la villa estiva di Benito Mussolini e nulla avrebbe turbato le sue vacanze estive.

Così il delitto mette in subbuglio la mite Questura di Rimini, che si accende come una miccia impazzita per risolvere in fretta e furia il caso. L’odore di raccomandazioni e promozioni per la tempestiva chiusura delle indagini fa girare la testa a tutti i poliziotti e, in breve tempo, un piccolo criminale di zona viene accusato del crimine e arrestato. Tutti felici e contenti, con tanto di encomio arrivato direttamente da Mussolini. Ma l’ispettore Marino guarda alla veloce risoluzione con sospetto.

Marino è un onesto poliziotto, allineato ai dettami del regime fascista, ma desideroso di verità e di libertà a causa del contesto in cui si ritrova ad operare. I suoi dubbi lo portano a scavare più a fondo al delitto, iniziando una vera e propria indagine non autorizzata, andando contro a tutte le regole imposte dal regime fascista. Infatti, per poter arrivare al bandolo della matassa si farà aiutare da un giornalista e da un magistrato antifascista, arrivando a rischiare la carriera e la propria vita. Marino giungerà anche a stretto contatto con gli uomini di fiducia di Mussolini, ma tra indagini, lividi e forti passioni amorose arriverà al colpevole e riuscirà a liberarsi di quella vita che gli è sempre stata stretta.

Il commissario Marino: un “eroe normale”

In un contesto storico come quello della dittatura fascista, una figura come il commissario Marino spicca in maniera assoluta. Lucarelli, infatti, ha il grande pregio di esser riuscito a creare un “eroe” assolutamente normale. In fondo il nostro protagonista non è altro che un tranquillo ispettore di polizia in una questura, come quella di Rimini, in cui nel 1936 non succede nulla. Ma prima che un poliziotto è anche un uomo, con ansie e preoccupazioni a causa del difficile rapporto con la moglie.

Marino, quindi, appare come una persona assolutamente convenzionale, sebbene il paese che lo circonda normale non lo sia affatto, anche nell’assolata e apparentemente tranquilla Riccione. L’Italia fascista doveva apparire perfetta in ogni aspetto, anche a costo di insabbiare o chiudere frettolosamente i casi più efferati. Marino tuttavia agisce solo in virtù della sua caratura morale e professionalità, interessato a cercare la verità sulla morte di una ragazza piuttosto che a scalare le gerarchie. Una scelta totalmente controcorrente rispetto alla forma mentis dell’epoca.

Sebbene affermi sempre di essere fedele al regime fascista, Marino, difatti, agisce come un dissidente. Nella sua ricerca della verità si fa aiutare da giornalisti e magistrati contrari a Mussolini arrivando a rischiare molto, ma pronto ad agire solo per l’onore della divisa che porta. Onore che, però, vuole guadagnare anche a livello personale, cercando riscatto in una vita che, troppo spesso, lo ha visto perdente. Marino si può quindi considerare a tutti gli effetti un “eroe umano” in una realtà inumana.

L’Italia fascista perfettamente riprodotta da Lucarelli

Altro aspetto degno di nota di Indagine non autorizzata sono le descrizioni ambientali di Carlo Lucarelli. Attraverso gli episodi di Blu Notte abbiamo tante volte apprezzato il suo modo intimo di raccontare le storie della varia umanità legata alla dimensione della cronaca nera e tuttavia, attraverso questo romanzo, possiamo confrontarci anche l’abilità dell’autore nel rendere vivo un luogo attraverso delle semplici parole. La riviera romagnola del 1936 sembra infatti quasi investirci frase dopo frase. Possiamo percepire l’afa di quell’estate o sentire il brusio della gente in spiaggia come se fossimo realmente catapultati lì.

Una vera e propria arte narratoria quella messa in atto da Lucarelli in questo che, ricordiamo, fu uno dei suoi primissimi romanzi. Un libro scomodo, per certi versi, ma molto autentico, che ci fa vivere a chiare lettere la difficile realtà dell’epoca fascista.

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Alessandro Cellegato

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