Birds Of Prey – Harley Quinn E Lo Sguardo Femminile

Birds Of Prey – Harley Quinn E Lo Sguardo Femminile

Nel tentativo di colmare il gap che il Marvel Cinematic Universe ormai da anni gli ha imposto, il DC Extended Universe cavalca l’onda della popolarità che ha valso al personaggio la sua precedente apparizione in Suicide Squad, e affida ad Harley Quinn la gestione di “Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn”. Presentato inizialmente come “il film di Harley Quinn” (malgrado i tentativi di porre il focus su un cast corale è in effetti lei e solo lei la primadonna di tutta la giostra) e affidandole addirittura il ruolo di narratrice interna e squisitamente di parte della storia, quello che dovrebbe essere un film corale come tanti la DC ne ha prodotti, diventa il racconto di più personaggi resi quasi secondari, che diventano importanti solo quando incrociano il loro cammino con l’ex spalla del Joker. Al pari degli progetti DC, viene affidato al personaggio già noto il compito di introdurre i nuovi personaggi, lasciandoli poi a vivere il loro film (come Batman in Suicide Squad o Superman in Batman Vs Superman: Dawn of Justice) oppure dando loro l’opportunità di ottenere il proprio film (come Acquaman o Wonder Woman).

In questo caso il personaggio-ponte Harley Quinn svolge le sue funzioni di presentatore-narratore-riunificatore, ma a discapito degli altri personaggi si trascina dietro di sé il film, rendendolo più a misura sua che a misura delle Birds of Prey.

Il film si apre con una scena in tecnica cartoon che ci introduce l’evento scatenante del percorso di Harley Quinn: la rottura col Joker e la conseguente decisione di lei di riprendere in mano la sua vita, affrancarsi dal suo creatore e non essere più solo “la donna di Mr J”. Nel locale di quello che diventerà il suo/loro nemico principale, Roman Sionis alias Black Mask, conosciamo alcuni dei personaggi principali del racconto come dell’universo DC: Dinah Lance, alias Black Canary, e Victor Szasz, assassino su commissione al soldo di Roman, mentre Black Canary è la cantante del locale e in seguito autista di Roman. L’esplosione che Harley Quinn provoca alla fabbrica dove è rinata, quasi un gesto catartico, ci introduce il secondo personaggio principale, Renee Montoya, unica poliziotta in un mondo maschile, che le respinge ogni tentativo di carriera o semplicemente di lavoro sereno. Poco prima dell’esplosione, Renee sta indagando su un quadruplice omicidio ad opera del Killer Con La Balestra, che scopriremo nel corso del film essere la Cacciatrice. L’ultimo personaggio principale, e contenitore dell’oggetto del desiderio di tutti gli altri, è Cassandra Cain, ladruncola vicina di casa di Dinah Lance, che ruba a Victor Szasz il diamante che contiene i codici della fortuna dei Bertinelli, la cui unica discendente in vita è Helena Bertinelli, proprio la Cacciatrice.

Da qui inizia l’intrecciarsi delle storie di queste cinque donne. Ognuna ha un motivo per dare la caccia al diamante rubato e ingoiato da Cassandra: Harley Quinn per non essere uccisa da Roman (che la vuole morta per vendicarsi delle angherie subite da lei quando era “intoccabile”), Black Canary per non essere uccisa da Szasz e Roman dopo essere stata scoperta a tradirli come talpa per Renee, la poliziotta per salvare Cassandra e inchiodare i traffici di Roman, la Cacciatrice per vendicarsi degli uomini che hanno sterminato la sua famiglia e recuperarne la fortuna perduta. Tanti motivi diversi che approderanno ad uno comune, unirsi contro Roman, salvando se stesse e Cassandra.

Ogni donna qui ha il suo demone da esorcizzare, il suo uomo da cui liberarsi, o meglio, la lotta personale di ognuna di loro diventa esempio della lotte femminile per l’emancipazione da un mondo ancora profondamente maschile. Harley Quinn vuole dimostrare a noi, agli altri e a sé stessa che può essere forte e avere una sua vita lontana da Joker; Renee deve emanciparsi dalla sua realtà maschile e maschilista; Black Canary deve liberarsi dalle attenzioni oppressive di Roman e accettare la sua “vera voce”; la Cacciatrice vuole vendicarsi degli uomini che le hanno portato via tutto; Cassandra vuole allontanarsi dalla violenza della vita famigliare. Amore tossico, amore violento, mancanza d’amore, sottovalutazione dispregiativa, possessione. Tutte queste donne sono soffocate emotivamente e fisicamente, frustrate, arrabbiate e non hanno altra scelta che reagire, aiutarsi e sopravvivere, evadendo dalla loro situazione che le blocca. Donne che dimostrano di avere la forza fisica per combattere (notevoli le scene di combattimento nella stazione di polizia e la battaglia finale) e la usano contro i loro aguzzini (fisici e psicologici) liberandosi infine dalla morsa e creando un’associazione di lotta al crimine.

All’apparenza dunque sembrerebbe il classico film sulle donne per le donne, che cosa lo rende diverso dagli altri? Non la situazione al limite, che sarebbe efficace anche se non fosse calata nell’universo supereroistico, allora qual è la particolarità di questo film che lo rende meno didascalico e più godibile e fresco? Proprio quella narrazione, che poteva essere solo la cornice introduttiva, diventa la forza del film. Tutto è visto attraverso la visione particolare di Harley Quinn, una visione privilegiata fatta di scene che sarebbero altrimenti a prima vista fuori luogo: la visione nei panni di Marylin mentre viene picchiata, il cartoon iniziale, i colori così vividi, la stessa forza delle protagoniste, una iena di nome Bruce. Tutto viene filtrato e visto attraverso di lei, che dialoga direttamente col pubblico, ammiccando continuamente allo spettatore, che nonostante tutto resta sempre un po’ distante dalla storia, fino al punto quasi di dubitare se veramente gli eventi si sono svolti in quel modo oppure stiamo assistendo al film che ha fatto per noi la mente di Harley Quinn. Questa distanza è data ad uno spettatore attivo che, mentre guarda queste donne prendersi sul serio a volte al limite del ridicolo (un esempio su tutti la Cacciatrice allo specchio che prova frasi ad effetto) e subito dopo far uscire il proprio lato serio e battagliero, rimane a volte abbastanza confuso da questo bipolarismo emotivo e si distacca dalla storia, per arrivare poi alla fine del film ad ipotizzare che possa essere l’effetto della mediazione narrativa e visiva di Harley, ovvero del modo in cui lei vede le altre e ce le racconta spesso arrivando ad una semplificazione poco piacevole del personaggio. Non a caso i personaggi che alla fine del film escono più forti sono la stessa Harley Quinn e Black Canary, la prima perché con la sua forza naturale ci fa da Caronte per tutto il film, la seconda, che è quanto di più distante da Harley ci sia, resta un personaggio solido nonostante la mediazione, o forse è così proprio perché è quello che la donna del Joker pensa di lei.

Questo è un film di donne che scoprono la loro forza e indipendenza e narrato da una donna con una forte visione, che ci racconta gli eventi come sono andati o come lei pensa siano andati, visione che rende il tutto ben amalgamato, ma che perde l’occasione di aggiungere un po’ dell’oscurità propria di molti altri film DC, relegandola all’interpretazione dello spettatore, invitato ad andare a scavare oltre la visione ottimista di Harley e a vedere quello che veramente il film ci racconta.

Sabrina Podda

Sabrina Podda

nata nel ’92, incontra il cinema fin dall’infanzia, che da fedele compagno di crescita diventa motivo di vita e introspezione; laureata in cinema con una tesi sull’evoluzione della stop motion nei film di Tim Burton, aspira a diventare regista di storie non ancora raccontate e di quelle già narrate, offrendone un nuovo punto di vista; collabora con Liberando Prospero per offrire prospettive interpretative alternative sui film altrui e nuovi spunti di riflessione attraverso le proprie realizzazioni; a tal proposito, dà vita alla Firefly Productions, una nuova realtà che farà luce nelle zone buie della ripresa video (cinematografica e non), illuminando prospettive finora mai realizzate.

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